il desiderio di "astrattismo" - in pittura, è in risonanza con un certo atto musicale che rinuncia al ritmo e al motivo. Motivo e ritmo sono nomi sintetici delle costanti di musicalità come la figurazione è la costante che affiora da ogni pittoricità. Questo afflato di negazione, sia in Musica che in Pittura, ha condotto -in un caso, agli accattivanti accadimenti musicali che in molte culture si riconoscono apertamente (ad es.: canti pseudo-istintivi privi di ausilio melodico e ritmico; strumenti suonati per assaporarne il suono saziandosi d'esso e non d'altro; etc.) -nell'altro caso, alle paradossali pretese di rinnegare la figurazione, ma in un modo che "superasse" i già conosciuti modi di farlo. Si è data -in storia- una notevole importanza a questa teorizzazione critica -e non ne meritava tanta; mentre le concezioni musicali che riducono l'importanza di ritmo e motivo, sono -come già erano- o integrate nella spontaneità o esposte come particola...
Io penso che le comunità umane abbiano questi "complessi culturali" in funzione del "costruire la Storia" -ovvero penso che siano tali simili complessi virtuosi (eventi, circuiti, interessi, ...) a poter mediare il processo di sedimentazione delle culture correnti. Chissà se dall'osservatorio di ADI si riesca a contemplare anche la "specifica potenza di funzionamento" associabile a ciascun "atto promotorio" ...chissà con che unità di misura si potrebbe valutare questa "potenza" (interesse-suscitato? importanza-accreditata? "eccitanza-monetaria"? ...)